Se la scienza non fosse più di un insieme di regole e di procedimenti, quale differenza ci sarebbe fra la scienza da una parte come gli scacchi, l’alchimia, l'”ombrellologia” o la pratica del dentista dall’altra?
Paul Karl Feyerabend (1924-1994)
In molti settori (es. agroalimentare, chimico, medicale, ambientale, forense), la ISO/IEC 17025 è il riferimento per ottenere l’accreditamento ufficiale da parte di enti nazionali, come ACCREDIA in Italia. L’accreditamento ISO/IEC 17025 è tuttavia una norma volontaria.
Lavorare in qualità nei laboratori di prova e taratura significa rispettare i requisiti della norma ISO/IEC 17025. Un’esigenza o un’aspettativa che può essere esplicita, generalmente implicita o obbligatoria.
In quest’ultimo caso per esempio sappiamo che necessariamente per inviare profili genetici alla Banca Dati Nazionale del DNA occorre che il laboratorio abbia ottenuto questo standard, ai sensi del DPR 87/2016. La volontarietà dell’accreditamento ISO/IEC 17025 però la rende una scelta di ciascun laboratorio.
La ISO/IEC 17025 è lo standard internazionale che garantisce la competenza e buon funzionamento dei CAB (Conformity Assessment Body, Organismo di Valutazione della Conformità)
Ma il concetto di lavorare in qualità è in realtà molto più ampio e non si limita agli aspetti formali. Si tratta infatti di poter dimostrare:
- di avere un sistema di gestione per la qualità strutturato e documentato;
- disporre di personale qualificato e competente e di attrezzature tarate con riferibilità metrologica;
- validare i metodi di prova e taratura utilizzati per assicurare risultati affidabili;
- partecipare regolarmente a circuiti di prova valutativi interlaboratorio;
- gestire in modo rigoroso l’imparzialità, la riservatezza e la gestione dei reclami.
Oltre alla conformità ai requisiti tecnici e gestionali della norma, lavorare in qualità abbraccia anche altri aspetti tra i quali i principali sono:

- l’orientamento al cliente, assicurando la soddisfazione del committente, rispettando le tempistiche, l’accuratezza dei rapporti di prova e la chiara comunicazione dei risultati.
- puntare al miglioramento continuo, adottando strumenti come l’analisi dei rischi e delle opportunità, la gestione delle non conformità e delle azioni correttive per prevenire errori futuri.
Lavorare in qualità, dunque, non è solo una questione di burocrazia o di “seguire delle regole”, ma una vera e propria cultura aziendale volta a garantire l’affidabilità, la sicurezza e la validità di ogni dato prodotto dal laboratorio. Dunque, si può “essere” in Qualità anche senza l’accreditamento formale da parte di un ente a questo proposto. La volontarietà dell’accreditamento ISO/IEC 17025 resta inalterata.
Del resto, essere accreditati non necessariamente garantisce che quel laboratorio non commetta sbagli più o meno rilevanti. Si tratta però di darsi delle regole altrettanto ferree e instaurare un proprio sistema di autocontrollo e autovalutazione.
Il laboratorio che intenda andare in questa direzione dovrà riuscire a raggiungere la piena consapevolezza di operare seguendo i criteri della norma internazionale ISO/IEC 17025 e anche di quelli della certificazione ISO 9001.
Non potrà “guidare con la benda sugli occhi”, anzi viceversa dovrà essere molto vigile con sé stesso, in mancanza di una guida esperta che lo segua nel proprio cammino verso la Qualità.
Questo perché oggi il cliente richiede maggiori garanzie e pretende giustamente certezze e garanzie sul lavoro che viene prodotto.
Una richiesta legittima, per servizi veramente qualificati.