“Non basta avere grandi qualità; bisogna anche saperle usare.”
La Rochefoucauld
In questo articolo parlo dell’expert opinion con un’ottica rivolta alla Qualità. Questo approccio ha dimostrato in varie vicende processuali di essere insufficiente, in particolare quella dell’omicidio di Chiara Poggi
L’articolo è stato pubblicato nel numero 4/2026 della RIVISTA QUALITA’
ABSTRACT
Il 23 gennaio 2025 sono state riaperte dalla Procura di Pavia le indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, per il quale è stato condannato Alberto Stasi. La riapertura delle indagini si è mossa da una attività difensiva con la rivalutazione della perizia sulle unghie del 2014 dimostrando l’esclusione di Alberto Stasi e la concordanza di alcuni profili con la linea paterna del nuovo indagato. Il caso sta suscitando un’enorme risonanza mediatica sollevando numerosi interrogativi su come gli esperti formulino i propri giudizi. Si è avviato anche un acceso dibattito tra esperti sulle prove tecniche dimostrando la necessità della qualificazione della prova scientifica.
La vicenda Garlasco è presa come esempio per comprendere il perchè di continui scontri tra consulenti su varie tipologie di prova scientifica, impronte, DNA, calzature, informatica.
C’è un modo per migliorare le cose? Possiamo fare a meno dell’experto opinion?
Secondo me sì
L’articolo è stato pubblicato sulla Rivista Qualità ed è disponibile solo per abbonati. Lo pubblico in questo sito pregando di non diffonderlo.
Clicca qui

L’expert opinion nelle analisi del DNA dovrebbe lasciare spazio a un approccio più obiettivo basato sulla norma ISO/IEC 17025.
Se la scienza non fosse più di un insieme di regole e di procedimenti,
quale differenza ci sarebbe fra la scienza da una parte come gli scacchi,
l’alchimia, l’“ombrellologia” o la pratica del dentista dall’altra?
Paul Karl Feyerabend [1924-1994]